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Fiera Nautica di Londra, London Excel, 11-20 Gennaio 2008
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La tendenza confermata dal salone di Londra è che la differenza tra le barche che vale la pena acquistare per una sicura e lunga serie di avventure sul mare e quelle che invece valgono semplicemente la pena solo noleggiare è sempre più grande. Sia nel prezzo che nella qualità. Basti pensare che un Oyster 46, la regina della categoria, costa 900.000 € (e c’è la lista d’attesa) e un Hanse più grande o un First 45 della stessa lunghezza si può portare a casa con 250.000€.

Barche solide e durature, che mantengano un ottimo valore dell’usato, come gli X-yachts, gli Sweden Yachts, gli Hallberg Rassy, costano tra il doppio e il quadruplo dei corrispettivi Bavaria, Hanse e Beneteau. Ora la domanda è: la differenza di prezzo è giustificata? Accarezzando l’onnipresente plastica attira-umidità modello Boeing/Airbus che funge da soffitto, presente bipartisan su Sweden Yachts e Beneteau, plastica che nemmeno la Fiat usa più, e l’onnipresente Corian o simil-corian che circonda lavandini e fornelli, sembrerebbe di no. E’ difficile credere che ci vogliono 4 o 5 First 45, che tra l’altro convince e conquista, per comprare un solo Oyster 46, che è davvero stupenda ma sulla quale fare vera vela sarà un po’ difficile, visto che la barca appartiene alla scuola che nasconde i verricelli quasi ne provasse vergogna. L’impressione generale che si ha è che il disegno interno sia ritornato al classico. Finite le dinette rotonde e totalmente inutilizzabili, si torna a delle belle linee quadrate che permettono all’equipaggio di dormire diritti e non a banana anche in dinette. La doppia cabina di poppa con pacchetto completo armadio - stipetto - lucetta - bassosoffittodiplastica - materassoperterra è uno standard su qualsiasi barca a pozzetto posteriore. E’ poi solo questione di dettagli. Idem per la sezione di prua, con cabina singola o doppia. D’altra parte non è che ci sia molto da inventare.

Se a qualche lettore piacciono le poppe strette e filanti, sappia che la tendenza è quella di allargarle ancora di più, come si usa sui classe 60 e 70 da regata oceanica. Basti vedere il nuovo Elan 450, il cui baglio a poppa è giusto un bicchierino più stretto che quello massimo.

 

Sono quindi rari i compromessi tra barche di alta e bassa gamma, sempre i soliti i cantieri che possono sfornare numeri da economie di scala, e i cantieri artigianali di alta gamma e tradizione. Uno dei pochi è la X yachts danese, presente con lo splendido X50. Complessivamente i cantieri nordici continuano a tendere verso la qualità, e sorprendentemente, qualcuno direbbe per fortuna, mantenendo linee classiche e tradizionali, anche nelle versioni sportive, come ad esempio lo splendido Sweden Yacht 54, probabilmente la più bella barca al salone (almeno con un piccolo sovrapprezzo si può ricoprire la plastica del soffitto delle cabine di poppa). L’Hallberg Rassy 43 è la stessa di sempre e come sempre vien voglia di comprarla, finchè ovviamente non si legge il tagliandino del prezzo. Vince il premio per la miglior cabina di poppa. Peccato sia un’impresa trovare qualcuno di questi gioielli da noleggiare.

 

Tra le marche industriali la battaglia è sempre più serrata da quando la Hanse è entrata nel mercato. Tra Beneteau, Jeanneau, Bavaria e Hanse è guerra aperta sui prezzi. Su queste barche sarà il caso di soffermarsi dal momento che è su queste che la maggior parte di noi passerà le vacanze. Hanse ha messo in piedi una fabbrica immensa e modernissima, capace di sfornare oltre 1000 barche all’anno (contro le 30 che produce Oyster), è pioniera negli interni minimal, ha linee accattivanti, buone prestazioni, due verricelli di serie e una lista di optional lunga come l’elenco telefonico di Londra. Al salone è stata soprannominata la ‘barca Ikea’. Però piace e non c’è da stupirsi. Barca estiva e fresca, ideale per un charter ad agosto senza spendere cifre assurde e facendo un bel figurone. Magari sbatacchiando sulle onde si perderà l’allineamento delle porte, ma la barca in fondo non è vostra. Per citare il cantiere stesso: ‘Il minimo che da il massimo’, la filosofia del ‘senza fronzoli’.

Jeanneau invece non ci ha entusiasmato eccessivamente. E’ vero, il 54DS è una villa galleggiante, anche se l’interno è tutto un gradino e girare solo in calze equivale a corteggiare il disastro, non c’è da stupirsi se al salone han messo i sovrascarpe antisdrucciolo. Il modello presentato era l’armatoriale, ovvero con la cabina di poppa grande. Ebbene, un disastro. Il pozzetto è proprio sopra il letto, e la sensazione di claustrofobia è molto, molto forte. Ma il top è che una stessa cabina ha due bagni, entrambi piccoli e senza doccia. Non sto scherzando… E’ indubbiamente una forzatura dovuta al fatto che la versione che tira di più è quella a 5 cabine, con le due classiche a poppa divise dalla mitica paratia ‘antiprivacy’.  Certo, è una reggia, ha una bellissima cucina e per il charter è eccellente, specialmente per una famiglia numerosa. Resta un peccato che i divani della dinette siano ancora troppo rotondi, e quindi inutili come cuccette supplementari. Ci auguriamo seriamente che tali oscenità spariscano per sempre.

Il cantiere resta il principale esponente della scuola ‘nascondi il winch’: in caso di virate sportive o in situazioni di emergenza, non si capisce bene come si deve affrontare il verricello. Vediamo… laschiamo il fiocco… ginocchio sul sedile del pozzetto, peso ben sbilanciato all’infuori dello stesso e relativo dolore sciatico, poi mano destra sulla scotta e sinistra sul tamburo, con conseguente colpo all’ulna visto che praticamente solo lo strozzascotte sporge dal ‘buco’, allora si prova ad alzare il gomito sinistro sperando che l’omero non si incartocci con la scotta, poi allora il timoniere ci chiede se stiamo bevendo il tè e molliamo tutto sperando che la scotta non si incastri tra la base del verricello e la tuga, perché sennò son cavoli amari. Poi lo skipper ci dice che è troppo, ovviamente, e bisogna cazzare, quindi si infila la manetta e si gira, ma facendo bene attenzione perché il timone è così vicino che si può usare solamente un braccio, quello sopravvissuto dalla lascata, e i colpi al gomito non si conteranno. Guardate sul sito dove sono i verricelli, non sto scherzando! Assolutamente da non comprare per una traversata… ideale per chi ama la barca come una spiaggia, senza ammenicoli vari che ingombrino la strada dove ci si può far male. Se adorate prendere il sole, è la vostra scelta ideale. Il 45, bisogna dirlo, è un bel 4 cabine, razionale e spazioso, a buon mercato, perfetto per un gruppo di ragazzi in vacanza. Poi non è eccessivamente leggera, anzi, promette una navigazione sicura. Belle in generale le linee dei Sun Odyssey normali.

Passiamo a Bavaria, la Volkswagen delle barche a vela. Come prima premessa, un nostro collega norvegese ci ha navigato abbastanza, in Atlantico settentrionale, ivi comprese le Faer Oer che come destinazione non scherzano. E non ha nulla da eccepire. Come seconda premessa sottolineamo che un Bavaria 39 da charter ha vinto la nostra mini Barcolana battendo scafi in teoria più veloci. I Bavaria sono barche oneste, tutte quasi uguali, abbondanti nella poppa, ricordano quelle matrone all’Oktoberfest che portano in giro, velocemente e con efficienza, dieci boccali da un litro. Quello che ci piace è che sono barche calde, abbastanza nordiche, confortevoli. Ci è piaciuto molto il 46, praticamente un 50 piedi, con un pozzetto da 10 posti, interni finalmente chiari invece che quel radica scuro eccessivamente crucco e troppo lucido, prestazioni oneste. Insomma nulla da eccepire nel rapporto qualità prezzo, nell’affidabilità e nella classicità delle linee. Una Passat, per usare un paragone automobilistico.

 

La seconda parte nel prossimo numero.

 
Sopra lo stand più affollato, quello della 'Guinness'!!
 
Campagna per la protezione del verricello DOC: la splendida batteria winch dello Sweden Yacht 54
 
Campagna per la protezione del verricello DOC/2:il caso Oyster 46, ben nascosti, mi raccomando
 
Oyster 56 si afferma come miglior cucina del salone
 
First 45: il tavolo di carteggio.
 
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